psicoanalisi al microscopio: micropsicoanalisi - logo

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Il mestiere di micropsicoanalista richiede una formazione lunga e specifica stabilita dalla Commissione per la pratica della Società internazionale di micropsicoanalisi. Implica che il praticante eserciti in conformità con la legislazione in vigore nel suo Paese.

Per poter iniziare la sua formazione, il candidato deve avere concluso una micropsicoanalisi personale approfondita, seguita da un periodo di sedimentazione di circa un anno. Durante questa sedimentazione, comincia a familiarizzarsi con l'opera di Freud e fa uno stage in psichiatria.

La formazione avviene in due tappe, con un micropsicoanalista didatta e in situazione divano-poltrona.

1) la prima tappa è la micropsicoanalisi didattica. Essa consiste nell'approfondimento dell'analisi personale e nell'acquisizione di conoscenze specifiche dal punto di vista teorico, clinico e tecnico. Richiede tre tranche di lavoro e dura almeno tre anni.

  • Il candidato ripercorre le linee della sua vita, rivede le sue fissazioni nevrotiche e i suoi schemi ripetitivi (compresi quelli transferali) che elabora alla luce dei dati metapsicologici e delle acquisizioni cliniche.
  • Lo studio dapprima sistematico, poi comparato di una decina dei suoi sogni gli permette di visualizzare la dimensione dell'inconscio con le sue leggi e le sue caratteristiche.
  • La terza tranche è dedicata all'ascolto delle registrazioni di alcune sedute che hanno scandito la sua micropsicoanalisi personale. Si tratta in un certo qual modo degli esercizi pratici del futuro micropsicoanalista, che è confrontato direttamente con le libere associazioni, la loro dinamica misteriosa, la sovradeterminazione, le resistenze, il transfert, i parametri della sua nevrosi; si familiarizza con l'ascolto in attenzione fluttuante; impara quando e come intervenire.

Nel corso della sua formazione, il candidato acquisisce la conoscenza delle altre correnti psicoanalitiche e psicopatologiche.

2) La seconda tappa è costituita dalle sedute di controllo che accompagnano le prime duemila ore di pratica. Non si tratta di semplici presentazioni di casi, ma di messe a punto relative alla regola fondamentale, all'elaborazione dei parametri nevrotici e al transfert; per quanto riguarda l'analista, esse sono relative al contro-transfert e agli interventi. Quando il micropsicoanalista principiante ha fatto le duemila ore di seduta sotto controllo (di cui due micropsicoanalisi complete), presenta una tesi alla Commissione per la pratica per ottenere il titolo di membro titolare.

Formazione
del micropsicoanalista

Sfinge

L'ascolto delle registrazioni:
gli esercizi pratici del futuro micropsicoanalista

Si tratta di un aspetto essenziale della formazione pratica del micropsicoanalista: il candidato ascolta, sul divano, le sue associazioni registrate nel corso di sedute precedenti.

In questo modo impara a riconoscere e decodificare la concatenazione associativa di un materiale di seduta, cioè a seguire la dinamica delle libere associazioni e a cogliere l'emergere dei temi che definiscono la nevrosi. Presta attenzione ai silenzi e alla loro qualità, agli schemi ripetitivi e al loro contesto, al ritmo e alla tonalità della voce, alle scariche affettive come alle fluttuazioni del transfert.

È il momento in cui l'analizzato diventa il proprio analista e acquisisce gli strumenti per esercitare il suo mestiere.