Silvio Fanti elaborò il concetto di micropsicoanalisi negli anni '50, basandosi sulla teoria freudiana.

Psichiatra e psicoanalista in Svizzera, sperimentò diverse durate di seduta e si rese conto che tre ore sembrano essere il tempo ottimale. La micropsicoanalisi, quindi, si caratterizza per un ritmo particolare, con sedute di tre ore ciascuna svolte almento cinque volte alla settimana, dette "sedute lunghe". Questo ritmo permette un approfondimento analitico grazie alla possibilità di lavorare sui microdettagli della propria vita infantile: il prefisso micro di micropsicoanalisi trova qui il suo significato. I supporti tecnici (fotografie, corrispondenza, albero genealogico...) apportano elementi di realtà alle esperienze attuali e passate e rendono il lavoro di ricostruzione meno aleatorio. L'analizzato può quindi inscrivere il proprio percorso esistenziale in una continuità psicobiologica e trovare una base coerente alle sue ripetizioni nevrotiche, il cui schema ne risulta modificato.

L'originalità della micropsicoanalisi risiede nella grande disponibilità dell'analista, che ha il tempo per ascoltare l'analizzato, il quale, da parte sua, ha il tempo per andare incontro alla sua più profonda intimità

Vengono qui esposti per la prima volta il metodo della micropsicoanalisi e le sue caratteristiche, lo svolgimento delle "sedute lunghe" e l'utilizzo dei supporti tecnici.

Questo libro è stato curato dal dott. Pierre Codoni. Vi hanno inoltre collaborato cinque altri autori: La dott.ssa Véronique Caillat, la prof.ssa Nicole Deschamps, il dott. François Jeanparis, il dott. Daniel Lysek e la prof.ssa Liliana Zonta. Tutti sono micropsicoanalisti e membri della Società Internazionale di Micropsicoanalisi (Svizzera).