« Io mi chiedo se sono normale... in fondo, non lo credo... un mucchio di cose in me non vanno... anche mia sorella era frigida? »

« Ho avuto l'impressione che avrebbe continuato ma lei si alzò, attraversò il bar e scomparve nella calca e nel brulichio della strada. »

In uno stile disinvolto e a volte beffardo, l'autore, micropsicoanalista di fama internazionale, prende pretesto da un soggiorno a Tokyo per presentarci ricordi e riflessioni sotto forma di un racconto: una ragazza giapponese, di cui egli una volta aveva conosciuto la sorella, lo spia, lo insegue e non si calma finché non lo trova perché vuole che egli la aiuti a capire cosa la rende frigida.

Attraverso le confidenze che lei gli fa sulle sue esperienze, le sue difficoltà, la sua vita in Giappone, traspare contemporaneamente l'intimità di una donna che potrebbe essere di qualunque paese e l'interrogativo di un intero popolo sul suo avvenire.

Silvio Fanti gironzola per Tokyo, osserva tutto, come fa sempre ascolta, sorride... E con lui si finisce per capire perché la frigidità non ha nazionalità.